martedì 19 settembre 2017

€-RIFORMA DEI TRATTATI: L'INCUBO DEL CONTABILE E' VIVO E LOTTA INSIEME AD €SSI


http://www.liceofoscolo.it/resources/materiali%20didattici/studenti/materiale/paliero/l%27incu1.jpg
Non è un'immagine dell'incubo meramente simbolica e allusiva: è una rappresentazione icasticamente fedele dell'ordine internazionale del mercato...

1. Prendiamo le mosse da questo (prezioso) ritrovamento di Francesco nei commenti al precedente post, per focalizzare un punto essenziale ai fini della comprensione del presente. Partiamo da così lontano nel tempo, (lontano almeno secondo il metro della "cronaca" senza memoria, studiatamente diffusa dal sistema di controllo mediatico), per rammentare un argomento topico, come si suol dire: la facile replica dei L€uropeisti e neo-ordo-liberisti (spesso a propria insaputa; tipicamente ciò vale per i "costituzional-filosofi" come per i  "ventoteniani" ) ad ogni richiamo alla diretta e viva voce dell'Assemblea Costituente e dei suoi maggiori protagonisti, è quella di dire che "da allora le cose sono molto cambiate"
Questo argomento omnibus fa del trascorrere del tempo la leva per affermare una tautologia priva di qualsiasi senso logico-economico e storico, poiché la struttura del capitalismo non è mutata: anzi, le tendenze e le forze che lo caratterizzano da oltre due secoli, sono sempre le medesime, producendo delle fasi cicliche sia dal punto di vista strettamente economico (rilevate con la crescita e l'andamento di occupazione, consumi e, soprattutto, investimenti), che, cosa ben più importante per il cittadino comune, sul piano dell'assetto politico-istituzionale

2. L'ideologia del consolidamento fiscale, de "lo Stato è come una famiglia" - cioè "l'incubo del contabile" deriso inappellabilmente da Keynes, e che segna la distinzione tra "Uomini e no" -, l'ideologia del "non ce lo possiamo permettere", del debito pubblico e della spesa pubblica come costi da sottrarre al bilancio, non tanto fiscale (cosa che è un fatto di contabilità "pubblica) ma al prodotto nazionale (cosa che attiene ai saldi settoriali della ben diversa contabilità "nazionale"), non arretra mai di un millimetro.
Questa para-logica, che è tipica dell'assetto monoclasse e oligarchico proprio del gold standard, con le sue "plebi poverissime" di cui parla - p.8- Guido Carli, proprio a proposito della moneta unica dell'europa federale (prospettiva che Rosa Luxemburg aveva definito con eloquente esattezza già nel 1911, qui, p.2), insomma tutto questo apparato di ideologia teocratica ove "il mercato" è "il bene comune" coincidente con la volontà del Dio (di ESSI), è stato e sempre rimarrà in agguato, pronto a riproporsi e re-istituzionalizzarsi. 
E l'agguato, anzi, l'assedio, riprende oggi, più che mai, in nomine €uropae, ma non s'era fermato neppure "ieri", in sede di Costituente, direttamente intrecciato con le propaggini, non eradicabili, dello stesso liberismo che aveva determinato gli eventi che andarono dalla fine della prima guerra mondiale alla stessa vicenda Costituente.

3. Il brano che Francesco ci offre documenta con chiarezza inequivocabile questo percorso pregresso e, oggi, di arrembante restaurazione. 
Le "cose" non sono affatto cambiate, specialmente quando le "forze della reazione", pur sconfitte in Costituente - ma solo per un breve attimo di democrazia sostanziale- valendosi del "vincolo esterno" L€uropeo, sono esplicitamente volte a prendersi una schiacciante rivincita sulla...sovranità popolare (la sovranità appartiene ai "mercati", per ESSI, perché ciò è l'ordine naturale delle cose). 
Per questo per parlare degli "attacchi", di ieri e di oggi, alle Costituzioni democratiche abbiamo utilizzato la locuzione "Storia di una rivincita", (che è poi il tema centrale di "La Costituzione nella palude").
E dunque, più che commentare direttamente l'episodio del 1946 - che avrebbe dell'incredibile, se si fosse coscienti di cosa e chi fu costretto a sconfiggere la maggioranza schiacciante dei Padri Costituenti-, vediamo come, poco dopo, "a Costituzione in vigore" fu costretto a commentare Federico Caffè:
"Nel III Rapporto della Commissione Economica presentato all’Assemblea Costituente del 18 ottobre 1946 (Problemi monetari e commercio estero - Interrogatori, questionari, monografie), veniva interrogato l’allora ragioniere generale dello Stato, Gaetano Balducci, per chiarire la situazione della tesoreria onde trarre prospettive per il futuro. Anche allora bisognava “sanare” il bilancio dello Stato! 
Baffi chiese a Balducci: “Si potrebbe fare economia in qualche settore? ”. 
La risposta di Balducci fu la seguente:
… Su questo sono un po’ pessimista, perché purtroppo non si riesce a far comprendere tale verità nemmeno agli uomini politici responsabili. Quando un paese si trova nella situazione economica in cui si trova il nostro, tante spese bisogna assolutamente abbandonarle, anche se sono un prodotto della civiltà. Bisogna avere il coraggio di scendere dal livello di civiltà in cui si era. Per esempio (è doloroso dirlo), le spese di assistenza sociale, le spese di istruzione, ecc. non solo vengono tenute al livello di prima, ma anzi si vogliono aumentare, mentre, viceversa, ciò non è possibile…” [Rapporto cit., 108].

Per tale ragione nel 1949 – a Costituzione in vigore – Federico Caffè non poteva che stigmatizzare il mito della “deflazione benefica e risanatrice” che affermava essere alimentato “dalla corrente più autorevole (o comunque più influente) dei nostri economisti, e pedissequamente ripetuto dai politici, sia pure con la consueta riserva, di carattere del tutto retorico, che esclude una loro adesione «a una politica di deliberata deflazione». 
In realtà non occorre che uno stato di deflazione si manifesti in quanto deliberatamente voluto dalle autorità politiche; se esso, comunque, si manifesta, una eventuale inazione delle autorità di governo implica una loro grave responsabilità, in quanto la deflazione, non meno e forse ancor più della inflazione, è uno stato patologico che non si sana attraverso l’azione spontanea delle forze di mercato”.

Egli si rendeva conto che in Italia non fossero possibili allora “… alcune forme di manovra del debito pubblico del genere di quelle seguite negli Stati Uniti e nell’Inghilterra in base alla tecnica della finanza funzionale e ai canoni della politica economica «compensatoria». Ma anche gli obiettivi più modesti di una spesa pubblica in funzione anticiclica e di interventi stimolatori molto più blandi… sembrano irraggiungibili di fronte alla visione strettamente contabile e computistica degli organi in parola, (ndQ.: problema oggi ancora più attuale data la "comprensione" dei giuristi) ai quali pare ben improbabile fare accogliere un giorno l’idea che possa essere utile talvolta non già far quadrare i bilanci, ma tenerli in squilibrio. Alla fine gli organi agiscono con la testa degli uomini che li dirigono…”.

E ricordando con “sgomento” le citate parole di Balducci, Caffè proseguiva:
“…Quando si aggiunge che, parlando di spese di istruzione, egli precisa che intende riferirsi addirittura ai maestri elementari, si può comprendere quale irrimediabile sconforto debba arrecare la consapevolezza che idee simili prevalgano in organi pubblici in posizione strategica agli effetti della manovra della politica economica…
CHE SENSIBILITÀ DI FRONTE AI PROBLEMI DELLA DISOCCUPAZIONE potrà avere chi ritiene eccessiva la spesa per l’istruzione o per i servizi sociali in Italia? Non si tratta di necessaria impopolarità che qualcuno deve anche assumersi. Si può essere impopolari dicendo che certe spese non debbono essere fatte, ma si può esserlo dicendo, invece, che devono essere trovati i mezzi per poter sostenere le spese stesse, ad esempio con una tassazione più incisiva o più perequata.

Nella preferenza accordata a una alternativa anziché all’altra vi è già un concetto di scelta che implica preoccupazioni per certi interessi di gruppo anziché per altri … Alla deflazione pretesa «risanatrice», non meno che all’inflazione, SONO LEGATI INTERESSI PARTICOLARI CHE SI AVVANTAGGIANO DELLA SITUAZIONE CHE NE RISULTA, A DANNO DELLA PARTE PIÙ ESTESA DELLA COLLETTIVITÀ
” [F. CAFFE’, Il mito della deflazione, Cronache sociali, n. 13, 15 luglio 1949].
Quindi, tenetelo a mente: “bisogna avere il coraggio di scendere dal livello di civiltà” in cui eravamo, altro che concorsone con l€uro ed il fiscal compact. Il resto, come evidenziato da Quarantotto, è solo rappresentazione."

4. Il mio richiamo su queste vicende e aggressioni politiche alla democrazia costituzionale, ripetute - e con successo- fino ai giorni nostri non è dunque meramente filologico o metodologico.
Si tratta di un problema attualissimo, proprio in questi giorni e nei prossimi, dato che, a grandi passi, si sta accelerando verso la riforma dei trattati per la finalità essenziale di conservare l'euro (articolo comico involontario imperdibile), cioè il gold standard, cioè la società che, appunto, Carli così descrive:  
"Insomma, il ritorno alla convertibilità aurea generalizzata implicava governi autoritari, società costituite di plebi poverissime e poco istruite, desiderose solo di cibo, nelle quali la classe dirigente non stenta ad imporre riduzioni dei salati reali, a provocare scientemente disoccupazione, a ridurre lo sviluppo dell’economia".
5. Della riforma ora in gestazione dei trattati L€uropei rammentiamo le linee fondamentali, v.p.10.
Il pretesto attualizzatore è la tragicomica "solidarietà" interfederale sul default dei titoli del debito pubblico dei paesi dell'eurozona, default che ci assicura di rendere probabile attraverso un bel mix di rating del debito pubblico, con obblighi di vendita per gli istituti bancari nazionali, e misure dell'ESM-Trojka istituzionalizzata che completino il tutto facendo decollare le sofferenze sistemiche e i bail-in sui risparmiatori nazionali:
"Ferma la "irrealistica" praticabilità di un adeguato bilancio fiscale federale, il massimo che si tenterà di fare, e che Macron è predisposto ad accettare per sua "forma mentis", è un inadeguato bilancio di tal genere: cioè composto con risorse fornite, da tutti i paesi dell'eurozona, in proporzione maggiorata in rapporto al PIL, rispetto all'attuale contribuzione, ma senza alcun intervento solidale-compensativo a carico della Germania. Questo pseudo bilancio federale (che non avrebbe alcuna funzione di riequilibrio delle asimmetrie interne, ma solo la veste di un'esosa esazione aggiuntiva aggravante la situazione fiscale dei paesi in crisi di competitività), sarebbe semmai, in più, farcito di un ESM trasformato in trojka permanente, intenta a "sorveglianze" di bilancio direttamente sostitutive delle politiche fiscali residue dei paesi dediti all'aggiustamento (quindi moltiplicando il "trattamento Grecia" per chiunque non correggesse di qualche decina di punti percentuali il costo del lavoro, tramite il dilagare della disoccupazione e la distruzione del welfare) e con un ministro euro-finanziario fantoccio della "guida" tedesca".

domenica 17 settembre 2017

INSINDACABILI CONTRADDIZIONI: LE SMENTITE (PRE-ELETTORALI) APPARENTI A...CHECCO ZALONE


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1. A proposito di insindacabilità delle "terze ed imparziali" istruttorie condotte dagli organi tecnici dell'UE, fatevi, se potete, due tristi risate leggendo l'articolo il cui link attivo trovate dentro a questo tweet (la cosa ulteriore che potrebbe suscitare stupore è che sia La Stampa a riportare con questo taglio e con questo titolo una simile notizia):


Ci si rende conto che questa notizia si riflette inevitabilmente sulla credibilità delle decisive valutazioni di fatto compiute, in immancabile endorsement della Commissione UE, dalle sentenze della CGUE e, dunque, getta luce anche, - in inevitabile e più che ragionevole retrospettiva-, su tutta la sua auto-costruzione dell'acquis comunitario (qui, p.6.2. assolutamente da rileggere)

1.1. Cosa resta, di fronte a un tale discredito - auto-procurato nel più trito e scontato dei modi-, delle "inderogabili" necessità "tecniche" sempre reclamate dalla Commissione come soluzioni ottimali (e quindi insindacabili) che, come ben ci spiega Barroso, devono potersi imporre senza alcuna legittima resistenza degli stolidi parlamenti nazionali? 
Se per la tutela ambientale e della salute questo risulta il modus procedendi, cosa è accaduto e cosa continua veramente ad accadere nei processi decisionali delle istituzioni UE sotto il ben più opinabile profilo politico-economico e fiscal-finanziario (rammentiamo infatti che Barroso parlò, come presidente della Commissione, del fiscal compact, in questi esatti termini; sempre qui: "non c'è miglior illustrazione, circa la INEVITABILITA' del ruolo della Commissione dell'accordo intergovernativo chiamato Fiscal Treaty").

2. E' arrivato, per "qualcuno" (e quel qualcuno non siamo certo noi) il momento di farsi delle domande ?
No, niente paura. O meglio, abbiatene ancora di più.
La critica alla "attendibilità" e alla trasparenza (eufemismo) dei processi decisionali tecnocratici delle istituzioni UE, pare obiettivamente corrispondere ad una ben prevedibile valutazione di opportunità pre-elettorale
E, se qualcuno nutrisse dei dubbi (cioè sull'efficacia tattica della conservazione politica perseguita dal sistema mediatico), basta vedere con quale solerzia sono diffuse le rassicuranti indicazioni sul "disinnesco" della manovrona-lo-vuole-L€uropa, che, per grazia ricevuta pre-elettorale (come puntualmente avevamo previsto), si stempera in un semplice consolidamento "moderatamente" pro-ciclico e recessivo (sempre che la direzione del ciclo, programmatica, la si intenda in termini di occupazione U6 e di redistribuzione verso l'alto della scarsa crescita prodotta).

3. Una plateale conferma di tutto ciò, l'abbiamo da questa ulteriore notizia, che, se fosse compresa in tutta la sua portata, sarebbe una vera e propria bomba.
Dopo decenni di classifiche, neppure comprese in verità, sull'esercito dei dipendenti-pubblici-improduttivi (consigliamo la rilettura di questo post del 2012), in Italia, e sull'esigenza di ridurne il numero, che si inserivano in questo quadretto: 
 


...Questo il dettaglio OCSE sui numeri del 2011 (ripetiamo ulteriormente ristretti, con le politiche l€uropee seguite in Italia, dalle manovre degli anni successivi):

 

Dall'esame dei dati OCSE 2011, quindi dalla fonte sopra linkata, prendiamo queste osservazioni: "Contrariamente a quanto ritiene gran parte dell’opinione pubblica, i dipendenti pubblici in Italia non sono troppi: sono troppo pochi. Nel 2011 (dati OECD) in Italia c’erano 3.435.000 dipendenti pubblici (di cui 320.000 precari, tra collaboratori e partite IVA), contro i 6.217.000 della Francia e i 5.785.000 del Regno Unito, paesi con una popolazione molto simile a quella dell’Italia e un pil non troppo superiore. Anche in Spagna e negli Stati Uniti i dipendenti pubblici pro capite sono più numerosi che in Italia (rispettivamente 65.6 e 71.1 per mille abitanti, contro i 56.9 dell'Italia). Solo il dato tedesco è apparentemente simile a quello italiano (54.7 per mille abitanti), ma esso è influenzato verso il basso dal regime privatistico del personale sanitario
Se consideriamo il solo personale amministrativo, per avere in Italia lo stesso numero di dipendenti pubblici pro capite che c’è in Germania bisognerebbe ricorrere a 417.000 nuove assunzioni, a fronte di uno stock attuale di 1.337.000: un incremento del 31%. E per avere lo stesso numero di impiegati amministrativi pro capite degli USA bisognerebbe assumerne addirittura 1.310.000."

4. Or dunque, dopo tutto questo, oggi, alla vigilia della presentazione delle linee fondamentali della manovra di stabilità (moderatamente pro-ciclica...), se ne escono appunto con questo titolo:  
"Il governo pensa al concorsone Mezzo milione di statali in uscita nei prossimi 4 anni. L'esecutivo punta ad anticipare le uscite e ad assumere giovani nella pubblica amministrazione". 
E allora, come si concilia coi precedenti slogan, diktat e pseudo-dati?
Se si pensa che "lo Stato è come una famiglia" e che la spesa pubblica sia un costo da sottrarre al PIL in quanto causa dell'alta pressione fiscale...non si dovrebbe tollerare di tener ferma la percentuale, sia pur già ridotta, dei principali fannulloni e portatori insani di spesapubblicaimproduttiva.

5. Ma, guarda un po', prima delle elezioni, 500.000 persone, specialmente i ggiovani (anzi, quali potenziali aspiranti, molte di più), potrebbero venir convinte che, se riuscissero a uscire da disoccupazione e precarietà, allora vorrà dire che non c'è più castacriccacorruzione (eh sì, questi sono i sillogismi correnti nell'opinione di massa che si orienta sui principali partiti, di opposizione inclusi; anzi, specialmente).
E quindi, verrà da pensare a tutti costoro, qualcuno ce l'avrà questo merito...
E questi nuovi sillogisti con prospettiva di mega-bandi, una volta che sia scritto nella legge di stabilità che si faranno i concorsoni, (e per quanto, quindi, ben lungi dall'essere assunti), saranno una nutrita schiera riconoscente: ma anche disponibile a rivedere, per se stessa (soltanto), l'idea che gli impiegati pubblici siano dei fannulloni e che "c'ha proprioraggione Checco Zalone".
Naturalmente, SE lo faranno, i bandi saranno soggetti alla clausola rebus sic stantibus, relativa alla stabilità finanziaria&fiscale: ne L€uropa funziona così. Dovrebbero averlo accettato tutti che siamo governati dallo "stato di eccezione", versione istituzional-€uropea della shock-doctrine.
E così, purtroppissimo, dopo le elezioni, nell'arco di lunghi e tempestosi anni della futura legislatura, potrebbe scappar fuori una nuova "crisi del debito pubblico" che si cura, - si sa, anche se è controfattuale-, tagliando la spesapubblicabrutta per rassicurare "i mercati".

5.1. E poi, poi, non scherziamo: se, al delimitato scopo di mantenere (non incrementare! 'Nziamai), il numero dei pubblici dipendenti, già "tagliato" da 25 anni di blocchi del turn over, nonché abbondamentemente sotto la media degli Stati comparativamente significativi, si desse il via libera a tante-tante assunzioni (di mera conservazione degli organici attuali e...salvo crisi sopravvenute), temo che si arriverà a dire che il jobs act si applichi integralmente a tutto il pubblico impiego. 
La flessibilità, in cambio di una pseudo-misura espansiva (e a malapena capace, semplicemente, di non incrementare l'attuale insufficienza e disfunzionalità delgi organici), parrà un ragionevole prezzo da pagare...
Ma dopo le elezioni; rigorosamente.